ZELLE ARTE CONTEMPORANEA

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SCORRIMENTO

DAVIDE CAPPELLI
text: Federico Lupo

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Lì dove una lama o un proiettile allontanano i lembi, siano essi carne o stracci, la pittura divide con la luce il compito di ricucire. Cicatrice originaria e interiore da cui vorremmo veder sgorgare flusso umorale, materia organica che funga da prova della nostra esistenza.
Per quanto sia preciso il taglio, traumatico o assolutamente arbitrario, la sezione temporale definitivamente intaccata non ci restituirà mai un’immagine univoca, identitaria, piana, ma nella migliore delle ipotesi la sezione temporale sarà simile ad un cristallo, o meglio citando Deleuze (in riferimento al cinema di Max Ophuls) ad un “immagine cristallo” ovvero un “frammento di tempo allo stato puro”.
Superfici anatomiche, dove concavo e convesso si susseguono senza soluzione di continuità, raccontando con realismo di genere una Hong Kong segnata da spigoli, recisa dai piani.
La figurazione scucita dal cinema orientale, da Tsukamoto a Kitano a John Woo, ricama carne su altra carne, epidermide vivida, tumefatta. Una dimensione onirica e violenta, invenzione scenografica che non lascia sottintendere nessun fuori, in cui i personaggi vivono, spariscono o muoiono inevitabilmente al di fuori della scena.
Appaiono navigare in acque più calme, ma non troppo distanti, i bassorilievi realizzati in passato da Davide Cappelli. Il viso corrucciato di Betty Page, la stasi di un cavallo, un Carmelo Bene d’annata, si spalmano sull’argilla affidandosi ad un trattamento pittorico che ne esalta la leggerezza dei tratti, tinte piatte come texture plastiche o dettagliata leggerezza da paesaggio d’altri tempi.