ZELLE ARTE CONTEMPORANEA

*HOME
*ARTISTS
*EXHIBITIONS
*MUSIC
*PRESS
*CONTACT
*LINKS

DRY AS DUST

TIZIANA CONTINO. STEFANO CUMIA. DANIELE FRANZELLA. CLAUDIA GAMBADORO. ALICE GRASSI. FRANCESCO INSINGA. FEDERICO LUPO. GIANNI MORETTI. SEBASTIANO MORTELLARO. ADRIANO PERSIANI. ANTONIO PILADE. FABIO SGROI. GIUSEPPE STASSI. VITO STASSI. LIDIA TROPEA.
text: Francesco Galluzzi / Federico Lupo





Click to view



Tutto ciò che è in me è soltanto il geroglifico di una forza che mi è affine. Le leggi della natura sono i segni cifrati che l’Essere pensante ha combinato allo scopo di rendersi comprensibile all’essere pensante. Se vuoi convincertene, cerca all’indietro.*
Friedrich Schiller


“Dry as dust” è guardare all’interno di un grande binocolo capace di ingrandire porzioni di spazio entro due piccole circonferenze, ingoiando e restituendo al cristallino immagini nitide e piacevolmente ingannevoli.
Centimetro dopo centimetro, entro quelle piccole circonferenze, si delineano micro unità abitative capaci di contenere o allontanare, escludere o sedimentare, costruendo una geografia immaginifica descritta con piglio romantico e isolazionista.
Una sorta di grande scatola dei ricordi nella quale comprimere la vita in spazi minimi, trasformando l’immateriale in strati di polvere.
Federico Lupo

“Della vaporizzazione e della centralizzazione dell’Io. Tutto sta qui”. Con queste parole, Charles Baudelaire (per inciso, uno dei poeti più significativi, ma anche uno dei più significativi critici d’arte, del XIX secolo), in una nota affidata ai suoi diari intimi, apre e in un certo senso ‘fotografa’ la stagione della modernità. Apre cioè lo spazio della costitutiva instabilità del soggetto, che non può definirsi altrimenti che nell’oscillazione tra queste due polarizzazioni, margini di una lacerazione non cicatrizzabile. Si consideri questo fatto come eredità della cultura romantica, effetto della tecnologizzazione innescata dalla rivoluzione industriale, condizione costitutiva della psiche resa infine consapevole dalla psicanalisi, o magari effetto nefasto dell’allontanamento della società dal divino, quel che conviene è accettare – quanto più possibile serenamente – questo ‘luogo’ in cui ci troviamo a vivere. Luogo (ovviamente in senso concettuale) che produce inoltre nuove forme paradossali di godimento – o almeno istanze alla partecipazione di nuovi godimenti… Le esaltate opportunità avventurose di una esistenza liquida, delocalizzata, flessibile, precaria; e contemporaneamente le rivendicazioni identitarie immaginarie (religiose, etniche, gastronomiche…) sulle quali poter proiettare, se necessario, l’incapacità di riconoscersi effettivamente in queste nuove tipologie di gioia.
Il rapporto con l’habitat è quello che maggiormente ha determinato, ed è contemporaneamente stato determinato, da questa nuova condizione, che è appunto anche una condizione antropologica. Sottraendo alle parole di Schiller, che accompagnano questa mostra, le loro valenze mistiche, prima ancora che religiose - è evidente che le leggi di una natura quale quella in cui oggi consapevolmente viviamo, nella quale l’homo sapiens non è più considerabile attore autonomo, prometeicamente impegnato a piegarla ai propri bisogni e voleri, ed è piuttosto convivente e compartecipante di un ibrido di artificiale e di tecnico quale la natura in realtà è, necessariamente i “geroglifici” che esprimono la nostra consapevolezza di agenti nel mondo (qualcosa che sembra proprio aver a che fare con l’origine del linguaggio), non sono più segni criptici da interpretare per poter ‘leggere’ le manifestazioni e le regole della natura, ma devono costantemente essere inventati, per permetterci di agire nel mondo, di assumere la nostra dignità di esseri umani. Forse attraverso la nostra capacità di inventare costantemente il linguaggio, quando il linguaggio non rispecchia o interpreta la natura, ma ne produce la continua trasformazione nella compartecipazione di umano e ‘non umano’, è il reale modello del nostro agire nel mondo.
…e allora tocca all’arte, modello del comportamento dell’uomo nel mondo…
Francesco Galluzzi