TEODOR M. DUMITRESCU / JEFF FAERBER
text: Federico Lupo
Teodor M. Dumitrescu. Prelude to a broken crow. Acquarello su carta. 2006
Teodor M. Dumitrescu. Forest of stone. Acquarello su carta. 2006
Teodor M. Dumitrescu. The coming flood. Acquarello su carta. 2006
Teodor M. Dumitrescu. Map of the world . Acquarello su carta. 2006
Jeff Faerber. Sarah starwars. Tecnica mista su cartone. 2006
Jeff Faerber. 2conners. Tecnica mista su cartone. 2006
Jeff Faerber. Jed. Tecnica mista su cartone. 2006
Jeff Faerber. Self Portrait. Olio su cartone telato. 2006
Jeff Faerber. Sterling. Grafite su carta. 2006
Il male del ritorno. veduta dell'installazione.
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TEODOR M. DUMITRESCU
E' il male del ritorno, dal greco nostos-algos, ad affligere le fantasmatiche presenze dei fogli candidi e lievemente ricamati dal rumeno Teodor M. Dumitrescu.
Elude la narrazione, si affranca dal dramma, con assoluta lievità tratteggia una linea temporale decisamente fittizia, appena sbozzata e illustrata con piglio fiabesco.
Ad ogni capoverso un rimando al nulla, ad ogni riga le immagini si dilatano, il tempo si disfa, dando vita a segni organici, paesaggi, presenze, restituite soltanto a tratti nel loro venir meno rispetto alla vita. Singhiozzi di durata che non saranno mai tempo, non quello della scrittura almeno, tanto meno quello della vita.
Ogni illustrazione è un effimero gioco di sindoni , un vortice esistenziale dove i corpi, o meglio, le anime vaganti sono malate, malate dentro e rincorrono la morte con la passione mai sopita dei loro desideri infantili.
JEFF FAERBER
Lo sfaldarsi del colore su maltrattati imballi postali. Una sorta di disconnesso sketchbook, le cui pagine appaiono dissimili, stracciate con forza. A far da collante le anatomie ricorrenti, i visi raccontati con la forza espressiva d’impronta tutta novecentesca. Vibrazioni innestate su un realismo tendente al grottesco, in alcuni casi quasi caricaturale.
Una pittura di genere, semplicemente quotidiana declinata però in elaborazioni fortemente autoriali, suggerendo il dispiegarsi di una biografia parcellizzata tra segni e valori, tra indizi e fisiognomiche.
Dalla scelta del supporto, forzatamente d’accatto, agli improvvisi sbalzi fiamminghi tra le curate lumeggiature dell’autoritratto, all’uso infine di una tavolozza piuttosto scarna, ogni micro-elemento non aggiunge nulla che sia definitivo o epocale, bensì nobile nel suo essere caratterialmente volubile.