| ATTRAVERSO GALASSIE PER TROVARE L'ERBA PIU DOLCE PER IL MIO CUORE SOMARO |
PIETRO MANCINI
text: Alessandra Ferlito
Le opere saranno accompagnate da un racconto breve di Masha Elena Sergio
Pietro Mancini. Riccardo cuor di leone. Alluminio traforato retro-illuminato, stampa digitale e vetro. 2006
Pietro Mancini. Sacronauta. Alluminio traforato retro-illuminato, stampa digitale e vetro. 2007
Pietro Mancini. Sacronauta. Alluminio traforato retro-illuminato, stampa digitale e vetro. 2007
Pietro Mancini. Attraverso galassei per trovare l'erba piu dolce per il mio cuore somaro. Alluminio traforato retro-illuminato, stampa digitale e vetro. 2007
Pietro Mancini. E come gli uccellini. Alluminio traforato retro-illuminato, stampa digitale e vetro. 2008
Pietro Mancini. L'acerba. Alluminio traforato retro-illuminato, stampa digitale e vetro. 2008
Pietro Mancini. Mirando le stelle. Alluminio traforato retro-illuminato, stampa digitale e vetro. 2007
Pietro Mancini. Senza nome. Alluminio traforato retro-illuminato, stampa digitale e vetro. 2007
Pietro Mancini. Giulia in foglie. Stampa digitale su opalina. 2007
Pietro Mancini. Senza titolo. Stampa digitale su opalina. 2007
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Il tempo trascorre inevitabilmente, generando un flusso irreversibile in cui tutto si trasforma. Questa è l’età della sospensione, delle “grandi migrazioni” che determinano l'evolversi dell'individuo al cospetto di un mondo parallelo che si svela all'improvviso. E' il momento del disinganno, della caduta libera e dell'abbandono. Incombe il mutamento e con esso la consapevolezza di sé. Con queste sembianze si presenta l'universo comunicativo di cui si fa interprete Pietro Mancini (Tropea, 1968), attratto dai processi di auto-identificazione e di conseguente smantellamento delle idealizzazioni, tipici della fase preadolescenziale.
“Ad una certa età si fugge a piedi nudi”, dice l’artista. Il suo sguardo si focalizza su un punto preciso del percorso di iniziazione che accompagna l'esistenza, dalla sua fine su un livello, all'ascensione ad un livello superiore. Da questa esperienza intima e imprevedibile, Mancini estrapola con minuzia l'elemento sacrale, restituito graficamente attraverso una personale simbolizzazione, fatta di rimandi al mondo naturale (animale e vegetale), come al mercato di massa contemporaneo. Tra gigli e felini, stelle, croci, famosi loghi commerciali decontestualizzati ed elementi accessori di vario genere, gli Al-lumini racchiudono e sintetizzano - in chiave estetico-decorativa - l’esperienza intellettiva dell’artista, che osserva il vivere quotidiano con occhio clinico, evocando il passato, criticando il presente e, se possibile, prevedendo il futuro. I suoi anima-li sacronauti attivano un lento processo di ridefinizione dei significati. Esploratori solitari di uno scenario spazio-temporale ancora misterioso, raccontano un viaggio immaginario in cui l’animale uomo - oggetto e autore della ricerca - è vittima sacrificale della contaminazione globale. Portavoce inconsapevole di una purezza che, da li a poco, lascerà il posto al disincanto, i personaggi di Mancini si prestano alla contemplazione quali icone “sacre” che stanno per compiere il primo passo verso la profanazione.
Ad incrementare il flusso vorticoso delle esperienze vissute, si aggiunge quello delle informazioni trasmesse dai mezzi di comunicazione attuali, che vede sospesi in una ricerca necessaria e senza fine i Cercatori di frequenze, testimoni inconsapevoli della dipendenza umana dal reciproco rapportarsi. In questo moto continuo, un momento prima del transito, l’artista registra e documenta con fare scientifico lo stato d’essere dei suoi soggetti; analizza il loro percorso cognitivo e fissa l’istante dell’approdo. L’introduzione in chiave fantastica di elementi naturali sovrapposti ai volti dei personaggi, conduce alla resa dei conti.
Nelle Catalogazioni la mimesi si compie sotto i nostri occhi, tracciando una mappa ideologica che si fa manifesto visivo della bellezza del presente. Abitanti di uno spazio silenzioso e dimenticato, le creature di Mancini amano agire nell’ombra; sono pellegrini in cerca di fissa dimora; vedono nella solitudine la dimensione ideale per ostentare la forza della propria bellezza. Talvolta, però, l’intervento migliore risulta essere l’assenza, e i protagonisti della scena preferiscono sottrarsi a qualsiasi tentativo di classificazione. In questo senso, l’autore per primo sembra prendere coscienza dell’impossibilità di “catalogare” l’essere umano e, con questa consapevolezza, intraprende il suo viaggio attraverso galassie, per trovare l’erba più dolce.