ZELLE ARTE CONTEMPORANEA

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META' DELLA VITA / HÄLFTE DES LEBENS

Wolfgang Pavlik, Antonella Anselmo
text: Rosarito Russo

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La doppia personale di Antonella Anselmo e Wolfgang Pavlik, inaugura la collaborazione tra Zelle Arte Contemporanea e Art United, spazio espositivo nato a Vienna per volontà degli stessi artisti ed attivo da anni sul piano internazionale nella realizzazione di progetti interdisciplinari lungo i territori del contemporaneo.
Il piccolo progetto frutto della sinergia tra i due artisti, ispirato all’omonima poesia di Friedrich Holderlin, unisce come da tradizione romantica, “paesaggio”, sentimento e simbolo in quel “uno-tutto” in cui l'individuo si deve perdere per potersi ritrovare come espressione della totalità. Una totalità, però, non percepibile dalla ragione, ma solamente dall'impeto della poesia, la più alta forma conoscitiva a disposizione dell'uomo.
Pavlik, artista più strettamente legato alla pittura, realizza un video che nella stesura analogica di un nastro vhs trattiene una matrice pittorica calda e domestica, un monocromo rosso occulta un corpo che seppur comodamente seduto sembra scalpitare fuggendo dalle geometrie. Un layer protettivo, una soglia pronta a dividere due dimensioni distanti seppur parte di quel "uno-tutto” Holderliniano al quale si faceva riferimento. Antonella Anselmo gioca invece con dei piccoli libri d’appunti disposti su un vecchio tavolo, dei messali, come li definisce l’artista, capaci di raccontare vibranti frammenti di vita, raccogliendo stratificazioni in forma di collage o fugaci interventi pittorici carichi di coinvolgente tensione narrativa.

ENGLISH VERSION
The double exhibition of the works of Antonella Anselmo and Wolfgang Pavlik is the starting point of the collaboration between Zelle Arte Contemporanea and Art United, an exhibition venue founded in Vienna by the artists themselves, operating for years at an international level on contemporary art interdisciplinary projects.
This small project, entitled Half of Life, resulting from a synergy between the two artists and inspired by the homonymous Friedrich Holderlin’s poem, combines “landscape”, feeling and symbol in that “one-all” in which the individual has to lose himself before being able to find his own entirety, according to the Romantic tradition. Such an entirety cannot be perceived by reason but only by the élan of poetry, which is the highest available form of cognition.
Pavlik, who is the artist more strictly connected to painting, has shot a video that, in its vhs analogue tape form, maintains the warm and intimate fascination of painting: a monochrome red hides a body that, although comfortably sitting, seems to be eager to escape from the imposed geometry. A protective layer, a threshold separating two dimensions which, although distant, are nevertheless part of the mentioned Holderlinian “one-all”. Antonella Anselmo plays with some little note-books displayed on an old table, prayer books, as the artist calls them, capable of telling vibrating fragments of life, containing layers of collage or swift acts of painting full of intriguing narrative tension.

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La percezione visiva, nei suoi elementi essenziali di correlazione tra percepente e percepito, assume significato nel momento in cui essa rimanda a un mondo che viene avvertito come “mondo proprio”, “familiare“, a una realtà esteriore che è legata in un rapporto di somiglianza con l’immagine, la quale, quindi, conserva la stessa configurazione dell’oggetto rappresentato. La rappresentazione artistica irrompe con nuovi modelli visivi, l’occhio, organo privilegiato della percezione, si indirizza verso l’esplorazione del mondo interiore: non si rappresenta una realtà oggettiva, ma quella intuita ed immaginata; l’imitazione del vero lascia spazio all’immaginario. L’osservatore viene derubato delle immagini familiari, non solo attraverso l’astrattismo delle moderne forme espressive, ma attraverso una pittura realista, che inverte il rapporto convenzionale tra l’oggetto centrale e la cornice, ed attraverso l’esclusione di ciò che siamo abituati a riconoscere come “essenziale”. È ciò che accade nei ritratti di Wolfgang Pavlik. Rimane uno spazio vuoto, monocromatico, che può diventare il luogo protetto dai bombardamenti della moderna cultura visiva. Lo sguardo non può sottrarsi alle innumerevoli immagini prefabbricate che ci vengono offerte e ciò riduce gradualmente la capacità di formazione delle immagini individuali. Ecco che il “vuoto” cromatico nei quadri di Pavlik può diventare la parete di proiezione dell’immaginazione e della fantasia soggettiva, a conferma dell’idea che l’interpretazione delle immagini rappresentate spetta a colui che le guarda. Figure immobili, secondo i canoni classici del ritratto, privati della loro centralità e identificabilità; una sorta di decomposizione del modello tradizionale della raffigurazione umana, la quale si nasconde o sparisce dietro il muro dell’anonimità. Corpi femminili “coperti” da superfici monocromatiche, che deludono e nel contempo stuzzicano il voyeurismo imperante nella nostra società: le impressioni erotiche rimangono, forse proprio perché non sono accompagnate dal soddisfacimento visivo. Il desiderio visivo del voyeur si rivolge a ciò che gli è proibito e sconosciuto; egli, nei fatti, vuole scoprire.
I quadri di Wolfgang Pavlik aboliscono la convenzione visiva e non danno spazio alla riflessione immediata: in essi si proiettano visioni, ansie, fantasie, speranze individuali: il ritratto del tempo e del mondo dipinto dallo spettatore. Rosarita Russo