ZELLE ARTE CONTEMPORANEA

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SOLO SHOW

CLAUDIO PEOTTA
text: Francesco Galluzzi / Marcello Faletra
Con il patrocinio dell'Accademia di Belle Arti di Palermo



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Negli anni cinquanta divennero famosi i dipinti 'action painting', realizzati nel corso di alcuni esperimenti sulle capacità espressive intenzionali delle scimmie, dello scimpanze Congo, che arrivarono anche alla gloria dell'esposizione in galleria (si dice che tra i suoi 'collezionisti' ci fosse anche Picasso). E' evidente come l'episodio abbia il proprio sottinteso nella mitologia dell'espressività istintiva del genio che, a partire dal romanticismo, regola la nostra concezione dell'attività artistica, assunta come rottura delle regole e avventura nell'inesplorato della forma. Una sorta di condizione di "animalità" che caratterizza l'artista, nodo tra istintività e sincerità.
Non è quindi casuale che Claudio Peotta abbia scelto una iconografia bestiale per la sua personale avventura nel territorio al confine tra l'immagine e l'informe.
Le immagini, i ritratti di quadrumani, hanno una esattezza e una puntualità di origine platealmente fotografica (sottolineata anche dalla scelta del bianco e nero), che trova la propria matrice nell'esperienza della pittura iperrealista degli anni settanta. E proprio come in quella pittura, la banalità apparentemente inespressiva della rappresentazione, invece di essere un espediente di seduzione fiduciaria rivolto all'osservatore (è il modello di rappresentazione al quale siamo ormai, più che abituati, assuefatti), diventa una sorta di trabocchetto teso alla nostra confidenza nella veridicità di quanto vediamo. Il dato retorico-validativo della tipologia fotografica di raffigurazione viene infatti corroso e criticato da Peotta all'interno della raffigurazione stessa, ottenuta attraverso un processo pittorico di trattenuta violenza informale, dove i singoli brani di pittura si disfano contraddicendo la possibile referenza mimetica del segno.
Avviene qualcosa di simile a quello che avveniva in una vignetta americana degli anni cinquanta, irridente verso i pittori dell'espressionismo astratto: la casualità del dripping alla fine si risolveva in un ritratto di donna. Come se la forza della pittura avesse la meglio sulla pervasività del modello iconografico corrente, rivendicando il proprio diritto a inventare il proprio statuto di esistenza. In fondo, anche al cinema, prima o poi Cita si fa beffe di Tarzan.


Bhe Claudio, spero che ti piaccia (ne abbiamo parlato tanto di questo testo). Quando vengo a trovarti me lo dici... F. G.

CONTROSAFARI
Primavera del 2005. Claudio mi fa vedere un trafiletto di giornale in cui viene data una curiosa notizia. L’atterraggio su una pista dell’aereo che trasporta turisti in africa per sedute di safari è ostacolato da branchi di elefanti e di altri animali. Ridiamo, e solidarizziamo con gli animali che fanno quello che gli uomini oggi non sanno più fare.
Ci viene detto dagli etologi che i gorilla in cattività sviluppano un’ansia patologica, e diventano sterili. L’isteria che colpisce i polli chiusi in cellette può raggiungere la soglia critica: le galline ingrassano fino a scoppiargli le budella. Il cannibalismo tra gli animali degli zoo. Si feriscono all’interno della stessa famiglia, e a volte si mangiano i cuccioli, come le iene o i leoni. I topi che si riproducono a velocità esponenziale e si divorano tra loro in uno spazio limitato.
Diventa sempre più indispensabile uno zoopsichiatria…uno psicologo della frustrazione animale. Uno psichiatra dello stato di cattività delle bestie, che ci dica che vivere in gabbia o essere da ostacolo ai turisti ed essere braccato, può portare a un senso di depressione che impedisce lo sviluppo normale. Terapie: musica – Mozart, Beethoven, i valzer di Strass, tranquillanti, non c’è niente da fare. Grande scoperta: gli animali somatizzano…come gli uomini! Tumori, ulcere, infarti…Insomma l’equilibrio mentale degli animali è stranamente – ci dicono gli scienziati – come il nostro.
Contro l’organizzazione industriale della morte gli animali non hanno altra risorsa, altra sfida possibile che il suicidio. Nella logica dei comportamenti riflessi dell’animale e dei gorilla in particolare, loro che ci somigliano cosi tanto, queste anomalie, queste depressioni sono inqualificabili. Allora, si concede agli animali uno psichismo irrazionale e sconvolto, votato alla terapia liberale e umanistica, senza cambiare mai l’obiettivo finale: la morte.
La mostruosità ha cambiato aspetto. Quella originale delle bestie era oggetto di terrore e di fascinazione fino a decorare le facciate delle cattedrali gotiche o eletti a simboli araldici di famiglie aristocratiche (l’aquila, il leone, il gattopardo). Questa immaginifica mostruosità è stata abbandonata allo sperimentalismo farmaceutico. Ma ci ritorna sotto forma di ossessione dell’altro: e’ la bestia King Kong che viene a liberarci, saccheggiando la nostra mostruosità fatta di metropoli. I gorilla di Claudio Peotta ci dicono nel silenzio espressivo dei loro occhi questa nuova mostruosità che è passata dalla parte degli uomini. M. F.